Nel cuore dell’America sulle tracce di un esploratore: il viaggio che diventa arte, tra dischi, film e tweet

Gruff Rhys

C’è un uomo che parte. E poi c’è un altro uomo che, secoli dopo, decide di seguire le sue orme trasformando quell’inseguimento in un’opera d’arte totale. Quattro forme espressive – un album, un film, un libro, un’app – per un’unica ossessione: riportare alla luce una leggenda familiare e una tribù perduta, parlante gallese, nel cuore del Nord America.

“American Interior” è il progetto visionario di Gruff Rhys, musicista gallese, che ha preso la storia di John Evans e l’ha fatta esplodere in ogni direzione possibile. Nel 1700 Evans, appena ventiduenne, salpa dal Galles verso Baltimora e si addentra nelle montagne selvagge di Allegheny. Cerca una tribù di nativi americani che, secondo il mito, discenderebbero dal Principe Madog e parlano ancora il gallese. Un’avventura epica lunga sette anni, vissuta fianco a fianco con i popoli nativi, fino a lasciare un segno politico nella difesa dei loro diritti.

“Da bambino ho sempre sentito parlare di questa leggenda. Mio padre si credeva fosse uno degli ultimi discendenti viventi di Evans, così sono cresciuto con la sensazione di avere un frammento delle sue imprese nel sangue”, racconta Rhys. Nel 1999 gli chiedono di comporre la colonna sonora per una coproduzione sulla vita dell’esploratore. Quel progetto non vedrà mai la luce, ma l’ossessione resta. E si condensa, quindici anni dopo, in “American Interior”: un’indagine poetica per ricostruire il quadro di un uomo e del suo viaggio, e per capire come quell’esperienza risuoni nell’America di oggi.

Nel 2012 Gruff si mette in cammino. Due anni di concerti-inchiesta, esibizioni improvvisate lungo la rotta di Evans, canzoni scritte nei luoghi attraversati dall’esploratore. Con lui il batterista Kliph Scurlock, il regista Dylan Goch – che lo aveva già diretto nel documentario ‘Separado!’ – e una marionetta a grandezza naturale dalle fattezze di John Evans. Dieci performance per liberare la storia negli spazi più impensati, e centinaia di conversazioni con musicisti, attivisti, agricoltori, cacciatori di alligatori. Ogni incontro un tassello di un mosaico transmediale in costante divenire.

Una volta rientrato in Galles, il materiale si trasforma. Nascono il film (in uscita l’11 marzo), il libro e l’album (previsti per maggio). Ma la vera natura del progetto è liquida: la comunicazione non può che essere transmediale. Rhys dissemina la rete di suoni, immagini e visioni raccolte on the road. Il sito gruffrhys.com diventa un hub, affiancato da un account Twitter con oltre 10mila follower, YouTube e Instagram. La storia c’è, il concept è potente. Non resta che lasciarsi trasportare.

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